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Il Gruppo del Sap

Si costituì verso la metà di settembre al Saben, poco sopra Pra del Torno (gruppo di case a m 1040, sul fondovalle dell'Angrogna). Subito dopo le prime incursioni dei tedeschi (20 -22 Settembre 1943), il gruppo si trasferì per prudenza al Sap, località non lontana, ma più in alto (1410 m). Finalmente, verso la fine di ottobre, il gruppo (conservando il nome del Sap) si trasferì al Palai (luogo poco più alto del Sap, ma di più difficile accesso), che divenne la sua sede definitiva.

Fu il gruppo più eterogeneo, composto da una ventina di uomini, quasi tutti avviati in valle dal Partito d'Azione di Torino, dopo l'arruolamento al Caffè Italia (Torre Pellice), assai diversi per estrazione sociale: infatti vi si trovavano professionisti ed universitari, artigiani e impiegati, la cui convivenza non fu sempre facile. Il primo comandante del gruppo, che si impose con la sua forte personalità fu Sandro Delmastro, dottore in chimica. Alla fine di ottobre venne però richiamato a Torino dove fu uno dei più energici e audaci protagonisti della lotta clandestina. Delmastro cadde a Cuneo nell'aprile del 44.

Dalla metà di ottobre si avvicendarono al comando del Sap vari uomini: Alberto Salmoni, dottore in chimica; poi per pochi giorni Prearo e infine, dall'inizio di dicembre, Enzo Gambina, sottotenente di complemento caduto il 26/03/1944 al Gran Truc, per sfuggire al rastrellamento in Val Germanasca.

Tra gli altri componenti del gruppo ricordiamo: Giorgio Diena, ingegnere, detto "Giorgio D" oppure il "Biondo"; Sergio Diena dottore in agraria cugino del precedente; Ugo Sacerdote, studente in ingegneria; Paolo Diena studente in medicina fratello di Giorgio. In novembre salirono al Palai tre ex prigionieri alleati, due inglesi Tom Osborn e John, un minatore di Cardiff ed un contadino del Galles, e un australiano Philip Richard fattorino di magazzino. Di loro si occupò in particolare il professore Lo Bue.

Infine, in dicembre, si aggregarono al gruppo due russi prigionieri di guerra dei tedeschi, fuggiti da Villar Perosa con altri compagni quando un bombardamento angloamericano colpi la batteria antiaerea in cui prestavano servizio incatenati.

Verso metà novembre alla guida de il "Capun" (Antonio Prearo), il gruppo si trasferì dal Sap al Palai, alcune povere grange sovrastate da un massiccio roccioso, un luogo ironicamente definito "palazzo".

Quale fosse la vita al Palai ci è suggerito dalle pagine di Terra Ribelle:

"... e come un nido d'aquila, penetrava nella grangia, accantonamento di ribelli, attraverso le troppe ed ampie fessure, il vento, che lassù sovente ulula con selvaggio furore. Quando si dormiva, se non si cacciava la testa sotto le coperte, svolazzavano sul capo i capelli e la polvere, ultimo residuo del materiale usato a cementare le pietre dei muri".

Lì andavano "il Bove" (Lo Bue Francesco), il parroco di Pra del Torno, (Don Antonio Lantarè), il pastore del Serre (Aime Edoardo), amici dei partigiani.

Il comandante "Poluccio" Favout Paolo parlando del gruppo del Sap dice:

Era un gruppo eterogeneo che accomunava laureati, c'erano gli intellettuali ebrei, ragazzini della microcriminalità di Porta Palazzo, stranieri e poi un professore universitario moscovita e un mongolo calzolaio. Le loro postazioni erano quattro pietre e noi li consigliavamo di ripararsi, perché faceva freddo, pioveva. La gente di campagna sapeva aggiustarsi ma loro.... Erano bravi ragazzi, ma poco dotati di senso pratico.

Secondo Prearo erano bravi solo a discutere: vivide sono le sue pagine che descrivono la dinamica dei due gruppi "avversi", gli intellettuali ed i ragazzini, e sottolineano l'eterna diatriba tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, tra esperienza dei vecchi e supponenza dei giovani.

Di fatto tutti i ribelli del Sap lottavano fianco a fianco contro la fame, il freddo, la fatica... e mugugnavano, però erano pronti quando si trattava di lottare contro i nemico. Infatti ebbero un ruolo importante nel primo assalto alla caserma di Bobbio Pellice, perché costituirono un blocco contro i rinforzi provenienti da Pinerolo ponendo un ruvido e gigantesco tronco di castagno di traverso sulla strada ai Chabriols e difendendo a lungo la posizione. Contribuirono con la loro "emigrazione" in val Germanasca guidati da Gambina, a far nascere anche in quelle zone "la Resistenza" sotto la guida di Favout e Costantino.