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Combattimento di Rio Cros

Alla Sea, il 13 settembre 1943 salì un gruppo di 15 Alpini della valle, sbandati dallo sfascio dell'esercito dell'8 settembre, guidati da Telesforo Ronfetto (Pot) sergente maggiore degli alpini.

Verso la fine del mese si aggiunsero altri tra cui il prof. Mario Rivoir, capitano della GAF, che assumerà il comando del gruppo che a fine ottobre conterà già 25-30 uomini.

Il bando di chiamata alle armi del mese di novembre 1943 delle classi 1924-25 fece sì che a fine dicembre il gruppo salisse a 150 elementi, per lo più giovani di Torre Pellice e Luserna San Giovanni oltre ad elementi estranei alla valle.

Per motivi di sicurezza alle volte il gruppo trasferiva la propria sede ed aveva alcune basi come la Tarva.

A gennaio 1944 si ridusse a 30 elementi a causa del trasferimento in val Germanasca.

La maggioranza dei componenti non aveva una precisa posizione politica anche se la formazione si collocò nell'orbita del Partito d'Azione tanto che ne fece parte sino alla seconda metà di ottobre Aldo Guerraz già membro del primo comitato clandestino torinese del partito.

Elementi del gruppo parteciparono al fallito attacco alla caserma di Bobbio Pellice in data 1 dicembre 1943 e al secondo in data 1 febbraio 1944 e saranno gli artefici del combattimento di Rio Cros del giorno 3 febbraio 1944 che avrà seria determinazione nel combattimento in corso a Bobbio Pellice e nella situazione generale della valle.

Lo stesso nasce in modo e con una sua caratteristica particolare ed esemplare. Alle ore 8 del giorno 3 febbraio una formazione di circa 300 uomini con autoblinde e autocarri stazionava a Pinerolo diretta a Bobbio Pellice in soccorso ai 40 militi ancora assediati nella loro caserma.

Fu l'audace e coraggioso comportamento di un operaio di Torre Pellice a determinare la situazione. Riportiamo la sua dichiarazione che dopo anni d'insistenza ha resa pubblica:

[...] a onor del vero, sento il dovere di rendere pubblico come ho avuto l'informazione.... Ero un operaio pendolare dipendente delle Officine Poccardi di Pinerolo. Quel mattino esco dalla stazione Fs. e vedo la piazza antistante gremita di brigate nere. Uno di loro era appartato, mi avvicino e chiedo che cosa sta succedendo. A capo chino quasi sottovoce m'informa dell'arrivo di rinforzi. Con 300 militi intendono liberare i 42 militi assediati a Bobbio.

[...] l'informatore era un partigiano catturato e portato in via Asti a Torino, torturato e per sopravvivere aveva indossato la divisa fascista.

Non mi ha mai consentito di rendere pubblico il suo nome. Per trasparenza morale devo dire che è tornato fra i partigiani…

Vittone Alfieri (Riforma-Eco Valli Valdesi 27/3/2009)

Vittone entra in fabbrica scavalcando il muretto di recinzione riesce a salire sul treno in manovra e raggiunge Torre Pellice ove con fatica contatta i partigiani della SEA.

La colonna fascista, giunta all'imboccatura della valle, nei pressi del ponte di Bibiana è contrastata dalla squadra di Martina, che spara dalla sinistra orografica del Pellice, ed è costretta ad un rallentamento giungendo a Torre Pellice nella tarda mattinata.

Il paese è occupato come territorio nemico, imposto il coprifuoco e soppresso il servizio ferroviario Pinerolo-Torre isolando così la valle e la zona di Barge.

Il capitano Rivoir raduna un gruppo di partigiani. Con il Vittone sono 14 gli elementi che dispone sul poggio dei Geymet, proprio sopra la curva di Rio Cros, appena oltre la frazione dei Fassiotti sulla provinciale Torre-Bobbio.

La colonna fascista è di due autoblinde e tre autocarri gremiti di militi, circa 300.

I partigiani sono così disposti:

[…] 7 presso una casa dominante il giro e 7 sotto a una cinquantina di metri dalla strada; il primo gruppo era dotato di una mitragliatrice Fiat 14 e il secondo di 2 fucili mitragliatori.

Giunti al giro di Rio Cros gli autocarri si fermano, un ufficiale scende sparando un colpo di pistola in aria, dando poi l'ordine di proseguire.

In questo momento scatta il fuoco sia della mitragliatrice che dei due fucili mitragliatori, mettendo fuori combattimento una sessantina di brigatisti.

Gli altri sono costretti a ritirarsi facendo però intervenire le due autoblindo fornite di cannoncini e mitragliere che iniziano un fuoco intenso verso le nostre postazioni

Fonte: Intervista a Mario Rivoir

Il combattimento continua mentre un aereo sorvola la zona mitragliando.

Nel tardo pomeriggio i partigiani si sganciano con due feriti leggeri e i militi si ritirano a Torre Pellice abbandonando un autocarro con un mortaio da 81, del quale si impossessano tre partigiani del gruppo di Prearo. Sarà determinante per la presa della caserma di Bobbio Pellice: un mortaio fascista costringe alla resa quaranta militi fascisti!

I militi pernottano nella caserma Ribet e

[…] sette cadaveri, fra cui quello di un capitano, sono adagiati all'angolo del Collegio valdese

Fonte: A. Jalla La Valle del Pellice sotto il peso dell'oppressione 8/9/1943 - 25/4/1945

Il numero esatto dei morti e dei feriti non è stato mai accertato.

Il giorno successivo scatta la rappresaglia, a Torre Pellice è presente il federale Solaro che impartisce dure direttive ordinando di prendere cento ostaggi a garanzia della restituzione ed incolumità dei militi prigionieri.

Gli ostaggi saranno 23 a Torre e 3 a Villar, condotti a Pinerolo prima a Casa Littorio e successivamente al carcere.

Permane il coprifuoco, vi sono perquisizioni e furti mentre l'azione militare di rappresaglia si estende in tutta la valle. Le vittime civili saranno 8 a Torre, al Villar 4. Due i partigiani fucilati, a Torre Pierino Boulard e a Villar Alcide Arnoulet. Sono danneggiate e incendiate case, fienili e baite, circa 90.

Sono iniziati febbrili contatti e trattative con i partigiani per la restituzione dei prigionieri ed è raggiunto un accordo. La domenica 6 febbraio al pomeriggio in località Teynaud di Villar i militi sono restituiti e gli ostaggi liberati. Alle ore 18 il coprifuoco è tolto.

I fascisti incassano la dura lezione e reagiscono ponendo a Torre Pellice un presidio di circa 100 militi al comando del tenente Rivera; al ponte degli Appiotti e a quello del Biglione sono istituiti due posti di blocco, un posto di vedetta e un fortilizio sono posti sulla collina del forte (sarà mitragliato per errore nella prima quindicina del mese di marzo da un aereo fascista).

Con i due posti di blocco Torre Pellice è isolata, staccata dalla valle mentre oltre il Biglione (borgo di S. Margherita) è occupazione partigiana, chiamata "Italia Libera". Con il rastrellamento di marzo tutto cambierà: sarà un'altra storia.

Merita di ricordare che Vittone Alfieri riprese il suo lavoro, con notevole coraggio, alle Poccardi e non fu mai individuato. A giugno entrò in formazione nella brigata Vigone della 5 div, Alpina G.L. sino al 25 aprile 1945.

L'azione di Rio Cros, certamente del tutto peculiare,va ben oltre la sua determinante azione militare. Modificò la situazione della valle ed influì sulla stessa formazione della Val Pellice. Studi recenti hanno posto in evidenza come la stessa ebbe un forte impatto nella federazione torinese del partito fascista repubblichino.